Ciao Ezio
On 17 May 2020 | 0 Comments

“Bosso, anima punk nella Scuola di Fiesole”

le lezioni fiorentine negli anni ’80 nei ricordi di amici e maestri dell’artista scomparso ieri

articolo di Fulvio Paloscia

la Repubblica, Sabato, 16 maggio 2020, pag. 11 Firenze Spettacoli

 

Il messaggio è arrivato sullo smartphone della sindaca di Fiesole Anna Ravoni il 27 febbraio scorso: “Mi candido a direttore della Scuola di Musica di Fiesole. Ezio Bosso.”. sono passati poco più di due mesi, e il contrabbassista, pianista, compositore d’orchestra non c’è più. Tutta l’Italia lo piange, e anche per Villa La Torraccia è una giornata di un nero abissale, attenuato dal ricordo del concerto per la Festa della Musica del Mibact che Bosso diresse sul podio dell’Orchestra Giovanile Italiana due anni fa, a un Teatro Romano straesaurito, Quell’evento per l’istituzione fondata da Piero Farulli fu una sfida: Bosso non era amato dall’accademia, ma alle critiche degli ortodossi della tradizione la scuola è abituata da sempre; per Bosso, fu un ritorno a casa. Perché la sua storia è passata anche dalle stanze fiesolane quando, da ragazzo,  si propose come contrabbassista proprio dell’Ogi: “All’audizione – ricordò in un’intervista su Repubblica – avevo i capelli lunghi, un membro della commissione mi prese in antipatia; Farulli mi difese fino allo sfinimento, però non mancava di prendermi amabilmente in giro, il suo ironico ‘non preoccuparti stellina’ mi spaventava. A lui devo tutto. A cominciare dal senso di responsabilità”. Che, per Bosso, era il pilastro del fare musica. Lorenzo Cinatti, sovrintendente della Scuola, non lo nega: “Candidato insieme a musicisti illustri come Alexander Lonquich, Silvia Colasanti, Michele Campanella, Bosso se la giocava. All’indomani del concerto al Teatro Romano, molti amici e frequentatori della Scuola mi confessarono che in quella sua presenza qui, avevano respirato la stessa aria di utopia e di voglia di cambiare il mondo aleggiata con Farulli.”, E anche Anna Ravoni ricorda Bosso “come una gioiosa macchina da guerra, un artista pieno di passione e voleva testimoniarla, quella passione, a tutti, stando tra la gente”.

Ma alla scuola di Fiesole c’è un musicista che conosce Ezio Bosso prima che, con la sua lunga chioma, entrasse nel corso di musica contemporanea tenuto da Giuseppe Garbarino: è Alberto Bocini, docente di contrabbasso. Conobbe Bosso nei suoi vent’anni, “a Lugano, suonavamo nell’orchestra della Svizzera Italiana e condividevamo l’alloggio. Scattò – racconta – qualcosa di speciale per l’eclettismo, il suo essere fuori dagli schemi”. L’amicizia tra i due si consolidò nei primi anni Novanta, quando si ritrovarono insieme nell’orchestra da Camera di Mantova: “Partimmo per un tour in Sudamerica che corroborò il nostro legame a sorsate di caipirinha a bordo piscina e chiacchiere sullo scibile umano. Il bello di Ezio era proprio la personalità multiforme – continua Bocini, che per la sua etichetta, la NBB, commissionò al Bosso contrabbassista un album di tanghi con il venerato pianista argentino Gustavo Beytelmann – si sentiva a suo agio sia nei locali malfamati sia davanti ai politici più blasonati. Avrebbe potuto essere anche un grande attore: i nostri sketch preferiti erano la sua lettura dei voli aerei nelle sale d’aspetto, con una perfetta pronuncia in tutte le lingue, o l’imitazione di Al Pacino in Scarface e De Niro in Taxi Driver. Quell’attorialità l’ho ritrovata poi alle prove con l’Ogi a Fiesole, nel suo modo immaginifico di avvicinare i giovani con la mente e con il corpo alla grandezza e al senso emotivo di Beethoven con una voce suadente”. Bocini ha riabbracciato l’amico a Firenze nel memorabile 2016 quando, dopo l’exploit sanremese, Bosso fu protagonista di un’inedita doppietta live: il 19 aprile al Puccini e il 20 al Verdi, data (sold out) aggiunta in extremis per il trionfo di richieste. Poi, due anni fa: “Ezio era una star, ma rimaneva quel ragazzo che si ostinava a non tagliarsi i capelli. Il suo look era tutt’altro che da musicista classico, le mani piene di anelli, una capigliatura quasi punk ma punk era, in fondo, nell’anima. La sua sana follia resisteva in un mondo di parrucconi a cui, ovviamente, era inviso. In lui intravidi ancora il ventenne che veniva alle prove con la scritta ‘sono qui solo per soldi’ sulla t-shirt, senza spartiti, suonando a memoria. Un conto è farlo da solista, un conto nell’irreggimentazione di un’orchestra. A Fiesole capii quanto mettesse a frutto la sua cultura a 360 gradi, compreso pop e tivù. Ancora una volta, non gli importava di fare il bravo ragazzo, e  questo credo sia stato il segreto che lo ha avvicinato al grande pubblico”.

Pur non avendo collaborato mai con Bosso, anche l’Orchestra della Toscana lo ricorda come “grande divulgatore della musica, tutta la musica, senza aggettivi, quella che nasce dal suo etimo che è Poiesis, dal verbo greco poieo che significa fare”. E primo contrabbasso della Regionale è Amerigo Bernardi, che conobbe il musicista nei primi anni duemila: “Lo amavi alla follia, o lo odiavi altrettanto sinceramente. Perché il suo modo di fare poteva anche fartelo stare antipatico. Quando suonavamo insieme nella Toscanini, a Parma, in un’estate torrida che ci spingeva ad andare alle prove praticamente in mutande, lui girava impeccabile in giacca e sciarpina attorno al collo: Ma era un mostro di bravura”. Oggi Bernardi vuole ricordare l’ultima frase che Bosso gli disse, sempre a Fiesole: “Amerigo, ti ricordi quella volta che suonammo insieme in Senato” Non volevano farci entrare a noi due. Per forza, avevamo i capelli lunghi fino alla schiena e sapevamo di alcool dalla sera prima. Sembravamo due pirati”.

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